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La città cammina a un ritmo suo. La città abbraccia, avvolge, confonde.
Incrocia le strade e i destini, cambia scenario. Ti soprende. Ti
smarrisce. Ti ingoia. La città ha facce terrose e antiche, facce di
carta su cui il tempo sta scritto in solchi, facce di cuoio su cui il
sole e il vento hanno scolpito una specie di sorriso. La città è
Istanbul. E Vieri Bottazzini, fotografo e musicista desideroso di
perdersi uscendo dalla rotta dello spartito, la percorre per
raccontarne i volti. Per afferrarne il movimento. Il suo sguardo
incrocia fiorai e venditori di palloncini, lustrascarpe e musicisti di
strada. Disegna profili da Ladri di biciclette. Incide ogni tratto in
un bianco e nero denso e pastoso. Si avvicina discreto, un passo alla
volta, senza invadere, senza rubare. Sono, quelle che il suo obiettivo
cattura, le anime di una Istanbul in moto perpetuo - da un angolo
all'altro, da un quartiere all'altro, da un giorno all'altro, tirandosi
dietro un banchetto di merci, un sacco della spazzatura, un mazzo di
fiori - che riflettono, nel loro andare, il movimento e l'inquietudine
di una città intera: in cammino tra passato e futuro, tra tradizione e
modernità, tra occidente e oriente. Anime meticcie, sulla cui facciata
si leggono ascendenze greche, arabe, curde, armene, e affiorano le
radici composite di una metropoli crocevia di scambi e culture, dove
dietro a una moschea spunta una sinagoga, dietro una chiesa un
bordello, dietro a un'antica dimora un centro commerciale. Sulle spalle
di questi venditori ambulanti si regge l' "altra" economia di uno dei
Paesi a più rapido sviluppo economico del Mediterraneo (da quando, nel
1980, la Turchia ha dato inizio al processo di apertura all’economia di
mercato, il reddito nazionale è aumentato del 7.4%, gli investimenti
sono progressivamente cresciuti e la disoccupazione è fortemente
calata), un'economia informale che, lontano dalle rotte del mercato
ufficiale, vive e prospera ai margini senza essere marginale:
perfettamente integrati nel tessuto urbano della città, questi
girovaghi del piccolo commercio ne caratterizzano il panorama, e
l'identità stessa. Sono loro - dice Bottazzini, che a Istanbul vive dal
2000 - quelli che ti vengono incontro al mattino, quando la città ti
sprofonda nei suoi gorghi di traffico, per venderti ciambelle calde,
caffé, frutta, meraviglie inattese come un pappagallo in gabbia. Sono
loro che la sera, tornando a casa, vedi frugare nei cassonetti in cerca
di carta, ferro e vetro da rivendere, per rimettere in moto, giorno
dopo giorno, un sistema che nulla spreca, nulla lascia intentato. E
sono loro che Bottazzini ha voluto ritrarre - con l'onestà e la
passione del fotografo innamorato di ciò che vede - in un piccolo
catalogo di incontri casuali, di umanità in transito. Per riconoscere
dignità al loro ostinato ingegno del sopravvivere, alla loro fatica, al
loro cammino. Irene Alison
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