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Vieri Bottazzini
Life and Economy in the Streets of Istanbul - Vieri Bottazzini
dal 13/04/2010 al 05/06/2010
La città cammina a un ritmo suo. La città abbraccia, avvolge, confonde. Incrocia le strade e i destini, cambia scenario. Ti soprende. Ti smarrisce. Ti ingoia. La città ha facce terrose e antiche, facce di carta su cui il tempo sta scritto in solchi, facce di cuoio su cui il sole e il vento hanno scolpito una specie di sorriso. La città è Istanbul. E Vieri Bottazzini, fotografo e musicista desideroso di perdersi uscendo dalla rotta dello spartito, la percorre per raccontarne i volti. Per afferrarne il movimento. Il suo sguardo incrocia fiorai e venditori di palloncini, lustrascarpe e musicisti di strada. Disegna profili da Ladri di biciclette. Incide ogni tratto in un bianco e nero denso e pastoso. Si avvicina discreto, un passo alla volta, senza invadere, senza rubare. Sono, quelle che il suo obiettivo cattura, le anime di una Istanbul in moto perpetuo - da un angolo all'altro, da un quartiere all'altro, da un giorno all'altro, tirandosi dietro un banchetto di merci, un sacco della spazzatura, un mazzo di fiori - che riflettono, nel loro andare, il movimento e l'inquietudine di una città intera: in cammino tra passato e futuro, tra tradizione e modernità, tra occidente e oriente. Anime meticcie, sulla cui facciata si leggono ascendenze greche, arabe, curde, armene, e affiorano le radici composite di una metropoli crocevia di scambi e culture, dove dietro a una moschea spunta una sinagoga, dietro una chiesa un bordello, dietro a un'antica dimora un centro commerciale. Sulle spalle di questi venditori ambulanti si regge l' "altra" economia di uno dei Paesi a più rapido sviluppo economico del Mediterraneo (da quando, nel 1980, la Turchia ha dato inizio al processo di apertura all’economia di mercato, il reddito nazionale è aumentato del 7.4%, gli investimenti sono progressivamente cresciuti e la disoccupazione è fortemente calata), un'economia informale che, lontano dalle rotte del mercato ufficiale, vive e prospera ai margini senza essere marginale: perfettamente integrati nel tessuto urbano della città, questi girovaghi del piccolo commercio ne caratterizzano il panorama, e l'identità stessa. Sono loro - dice Bottazzini, che a Istanbul vive dal 2000 - quelli che ti vengono incontro al mattino, quando la città ti sprofonda nei suoi gorghi di traffico, per venderti ciambelle calde, caffé, frutta, meraviglie inattese come un pappagallo in gabbia. Sono loro che la sera, tornando a casa, vedi frugare nei cassonetti in cerca di carta, ferro e vetro da rivendere, per rimettere in moto, giorno dopo giorno, un sistema che nulla spreca, nulla lascia intentato. E sono loro che Bottazzini ha voluto ritrarre - con l'onestà e la passione del fotografo innamorato di ciò che vede - in un piccolo catalogo di incontri casuali, di umanità in transito. Per riconoscere dignità al loro ostinato ingegno del sopravvivere, alla loro fatica, al loro cammino. Irene Alison

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